3 Marzo: giornata mondiale dell’udito

I deficit uditivi portano all'isolamento sociale e alla degenerazione cognitiva

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    3 Marzo: giornata mondiale dell’udito

    La prevenzione scende in campo e ci parla dei deficit uditivi in vista della Giornata Mondiale dell’Udito, che si celebrerà in tutto il mondo Domenica 3 Marzo e che ogni anno l’Organizzazione Mondiale della Sanità dedica ad azioni di sensibilizzazione e informazione sui disturbi dell’udito come l’ipoacusia o l’acufene.

    I dati parlano chiaro: in Italia su 8 milioni di persone con problemi di udito soltanto il 30% adotta una soluzione (Indagine Euro Track 2018). Questo significa che il 70% (5 milioni di persone) della popolazione che soffre di disturbi uditivi ad oggi o non è trattata o non sa neppure di soffrirne. Quanti di voi hanno mai controllato l’udito? Eppure è semplice e veloce come misurare la pressione.

    Osserva il dottor Giorgio Balsamo, otorino della Clinica Pio XI di Roma: “Oltre alla visita otorinolaringoiatrica, per diagnosticare un’eventuale ipoacusia basta sottoporsi ad un esame audiometrico tonale e a un test audiometrico vocale”.

    Dopo la diagnosi di ipoacusia, l’otorinolaringoiatra indirizza il paziente ad un audioprotesista qualificato, specialista in grado di individuare e consigliare la migliore soluzione acustica per il paziente.

    Oltre all’ipoacusia (calo dell’udito) legata all’età, che è detta presbiacusia, esistono altri fattori di rischio che possono contribuire alla perdita dell’udito. Ce li elenca il dottor Balsamo: “Quelli più significativi sono i fattori ereditari, il fumo, l’abuso di determinati farmaci, l’ipertensione e l’aterosclerosi. Un’ulteriore causa è stata individuata nell’esposizione al rumore intenso, qualora sia protratta negli anni. In questo caso, però, è più appropriato parlare di danno da rumore”.

    A differenza della vista, il calo dell’udito è vissuto molto spesso come uno stigma, qualcosa di cui vergognarsi. Spiega Barbara Zancan, ceo di Sivantos Italia, azienda multinazionale leader nella produzione e distribuzione di apparecchi acustici che con il suo brand Signia ha appena presentato Styletto, un prodotto destinato a rivoluzionare l’immagine degli apparecchi acustici coniugando design, high tech ed eleganza: “È un mondo in genere sconosciuto o ritenuto deprimente e simbolo di vecchiaia. La verità è che, se non adeguatamente corretti, i deficit uditivi portano all’isolamento sociale, fino ad arrivare alla degenerazione cognitiva”.

    Precisa il dottor Enzo Troili, audioprotesista a Roma e partner del brand Signia: “Per individuare la protesi acustica più indicata in base al caso specifico è importante svolgere un’indagine per capire quali siano le aspettative della persona, valutare eventuali difficoltà di gestione dell’apparecchio acustico (per esempio, l’utilizzo di una pila più o meno grande) e la manualità del paziente”.

    Quali sono i pregiudizi che ostacolano la diagnosi e la decisione di indossare un apparecchio acustico? Il 59% non porta un apparecchio acustico perché si sente a disagio, il 53% non l’ha acquistato a causa di un design obsoleto, mentre il 61% non lo indossa perché pensa sia scomodo. La realtà di chi ha posto rimedio al problema è invece un netto miglioramento della qualità di vita e lo afferma il 97% delle persone che portano un apparecchio acustico. Il livello di soddisfazione delle persone è dell’81% e il 72% pensa che avrebbe dovuto acquistarlo prima. Gli stereotipi si sono dunque dimostrati falsi, il 54% di chi indossa apparecchi acustici non si è mai sentito rifiutato o deriso per il fatto di indossare tali dispositivi.